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Ma perché vogliamo acquietare la mente?

  • 1 febbraio 2016 17:22

“Yoga chitta vritti nirodhah”…”Yoga è la cessazione delle fluttuazioni mentali”…questa è il secondo sutra di Patanjali per spiegarci cos’è lo Yoga.

Ma perché vogliamo azzittire la mente?

Perché la mente, portandoci continuamente nel futuro con i suoi progetti, preoccupazioni e incertezze, o nel passato con le sue memorie, rimorsi e nostalgie, vuole farci credere che questo momento presente è incompleto, che gli manca qualcosa, che dovrebbe essere diverso. E questo produce scontentezza.

Essere “presenti nel momento presente” succede quando siamo completamente immersi in ciò che facciamo… tutti noi lo avremo sperimentato, anche se spesso solo per qualche istante, dipingendo, suonando uno strumento, leggendo un libro che ci cattura, ma anche lavando le verdure, cucinando… 

Lo Yoga ci insegna che abbiamo due “strumenti” che sono sempre a portata di mano, senza dover cercare un’occupazione all’esterno: il nostro corpo e il nostro respiro. 

Ecco perché lo Yoga utilizza le posizioni fisiche: non con lo scopo di abbellire il corpo o di diventare acrobati…certo, la pratica delle posizioni di Yoga ci regala un corpo forte, flessibile e sano, il che è un ottimo “effetto collaterale” e il nostro Essere avrà piacere di vivere in una dimora così, ma il vero scopo dell’utilizzare il corpo nello Yoga è di immergerci nel momento presente facendo l’esperienza del corpo.

L’esperienza di quei muscoli che si stanno rinforzando, rilassando e allungando attraverso i nostri respiri consapevoli che nutrono il corpo e rilasciano tutte le tensioni. Oppure l’esperienza del corpo che sta seduto sul cuscino di meditazione e del respiro che fluisce nel suo interno.

Facendo quell’esperienza, essendo completamente immersi in quell’esperienza, ad un certo punto “accade” Yoga:

c’è quiete, c’è pace;
si è raggiunto un totale equilibrio tra lo sforzo e il lasciar andare;
c’è l’unione tra corpo, respiro e mente;
la mente è calma, non c’è più nessun rumore di sottofondo;
si percepisce invece di pensare;
il corpo è attivo, ma non rigido, è morbido, ma non molle;
non si combatte o gareggia più;
il momento presente risulta completo e perfetto così com’è, niente da aggiungere, da togliere, da ricordare o da progettare.

C’è la bellezza di ciò che siamo, veniamo in contatto con ciò che siamo – e ciò che siamo, nel nostro spazio interiore, nel nostro Essere, è meraviglioso!

Un caro saluto e buona pratica!
Alexandra

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